BIO

Il collettivo composto dai due fratelli Eva Luna ed Angelo Thomann nasce dall’esigenza di unire percorsi artistici individuali in una ricerca condivisa che interroga il limite tra corpo, tecnologia e ambiente. La loro pratica si muove tra i linguaggi dell’arte mediale, articolandosi attraverso una cura meticolosa dell’interazione tra luce, suono, video e spazio. Il duo non intende lo spazio come semplice contenitore, ma come materia viva da plasmare: un ecosistema dove la tecnologia non è puro decoro, ma un elemento drammaturgico essenziale per ridefinire la percezione dello spettatore.

Le componenti delle loro opere sono realizzate artigianalmente e sono frutto di un processo di autoproduzione che rispecchia pienamente la volontà degli artisti. Ogni elemento nasce da un gesto manuale, consapevole e personale, che valorizza la materia, il tempo e l’unicità del fare. Questa scelta non è solo estetica, ma anche etica e politica: un modo per riaffermare l’autonomia creativa dalla standardizzazione a cui conduce la produzione di massa, rimettendo al centro del processo creativo il lavoro artigiano.

Fotografie: © Michele Milani

“ Figli del nostro tempo, esploriamo il dialogo tra organico e tecnologico attraverso ambienti immersivi dove il confine tra umano e digitale si fa labile. Nella nostra pratica artistica sentiamo la necessità di indagare e integrare le tecnologie per rintracciarne i risvolti più profondi, mettendole in risonanza con lo spazio e trasformandole in un dispositivo performativo. Concepiamo la tecnologia a stretto contatto con il corpo: un elemento vivo che intendiamo stimolare e ibridare attraverso il suono, il video, l’arte generativa e la luce. In questa fusione multisensoriale, l’opera diventa un invito a perdersi, per ritrovare una forma inedita di ascolto e visione.

In quanto artisti abbiamo il ruolo di riflettere, inteso soprattutto nel senso di restituire un’immagine o un pensiero. In un’epoca che tende a ridurre i linguaggi e a richiedere al pubblico il minimo sforzo, la nostra risposta la cerchiamo nel tentativo di rappresentare, fare da specchio come fa la poesia: attraverso un linguaggio che usi l’evocazione per portare a un sentire personale e profondo, discostandosi dall’ansia del capire. Vogliamo parlare per immagini, usando la grammatica dell’estetica inserendola in un contesto di significato.

L’obiettivo ultimo è creare un rituale contemporaneo dell’essere digitale. “